Continuare la campagna New Deal for Europe (ND4E)

di Lucio Levi*, Presidente del Movimento Federalista Europeo

Lucio LeviIl 22 ottobre di fronte al PE Juncker ha detto: «Questo programma di investimenti [300 miliardi di euro in tre anni] mi preme molto e i tentativi avviati per tentare di farmi deviare non sortiranno alcun effetto». Il programma, ha aggiunto, «non può essere finanziato con nuovo debito», e anziché presentarlo, come previsto inizialmente, entro i primi tre mesi della nuova Commissione, «il vicepresidente Jyrki Katainen e io abbiamo intenzione di presentarlo prima di Natale, perché c'è fretta». Infatti, ha aggiunto, «le economie che non crescono non creano neanche occupazione, e la creazione di posti di lavoro è una priorità». In altri termini, il Presidente della Commissione sembra legare il destino del suo mandato al successo del piano di investimenti, perché è convinto che quest'ultimo contenga la risposta a quanto chiedono i cittadini. Nelle parole di Juncker c'è il riconoscimento della priorità degli obiettivi della crescita e dell'occupazione che ispirano la proposta politica di ND4E. I fatti ci stanno dando ragione. E' la conferma del successo politico della nostra proposta, che nel corso della campagna elettorale europea aveva ricevuto il sostegno di cinque dei sei capilista dei principali partiti europei. Abbiamo lanciato una parola d'ordine che corrisponde ai bisogni di vasti strati della popolazione europea e la politica non può fare a meno di riconoscerlo.

 

Juncker deve ancora precisare dove reperirà i 300 miliardi necessari a finanziare nei prossimi tre anni il suo piano. Nel bilancio dell'UE, il cui ammontare complessivo è stato abbassato sotto la soglia dell'1% del pil europeo, non c'è traccia di risorse disponibili di questa entità. Le risorse esistenti cui Juncker ha fatto cenno (fondi inutilizzati del bilancio europeo e risorse della BEI) sono chiaramente inadeguate, perché i primi sono largamente insufficienti e le seconde necessitano di un co-finanziamento a livello nazionale, dove le risorse sono notoriamente scarse. Questo sistema di finanziamento presenta gli stessi limiti del Patto per la crescita e l'occupazione del 2012 per una cifra di 120 miliardi di euro, che è rimasto sulla carta. D'altra parte, la più recente dichiarazione di Juncker relativa all'utilizzo del Fondo salvastati per finanziare il piano di investimenti – che ha ricevuto subito una risposta negativa dal governo tedesco – mostra che il Presidente della Commissione è consapevole dei limiti della sua proposta originaria.

Si è detto che le risorse per finanziare il Piano Juncker saranno definite alla fine del 2016 in occasione del riesame del quadro finanziario pluriennale. Ma sappiamo che la decisione di creare nuove risorse proprie e di aumentare il bilancio dell'UE deve essere presa all'unanimità e che questa decisione è destinata a scontrarsi con il veto britannico. Nel contesto istituzionale vigente sono immaginabili solo modifiche marginali del quadro finanziario. Di qui la prospettiva della revisione dei trattati per arrivare a decisioni a maggioranza qualificata in questa materia. Quindi i tempi sono lunghi.

C'è però una prospettiva a breve: quella della tassa sulle transazioni finanziarie (TTF), avviata attraverso un altro canale, quello delle cooperazioni rafforzate nell'ambito dell'eurozona (e più precisamente di un gruppo di 11 Stati, destinato a restare aperto a nuove adesioni), che si può attivare senza una revisione del Trattato di Lisbona e senza aspettare la revisione del quadro finanziario pluriennale. E' questo il fronte strategico sul quale si combatte la battaglia per il bilancio federale europeo alimentato da risorse proprie. Tutto dipende dalla decisione sulla destinazione del gettito della TTF. Se le risorse affluiranno nei bilanci nazionali, ci troveremo di fronte alla ennesima proposta di stampo intergovernativo, che non risponde all'esigenza di varare un piano europeo straordinario. Se invece almeno una parte di quelle risorse sarà destinata a un Fondo europeo speciale per lo sviluppo sostenibile e l'occupazione soprattutto giovanile, si sarà creato l'embrione di un bilancio aggiuntivo dell'eurozona. Un successo su questo fronte creerà le condizioni per ampliare le risorse proprie a disposizione del bilancio dell'eurozona tramiteeuro project bonds e poi con la carbon tax. Il denaro verrà anche dal settore privato, come non ha mancato di ricordare Juncker, ma a condizione che ci sia in primo luogo un'iniezione massiccia di fondi pubblici, accompagnati da una chiara indicazione strategica sui settori in cui l'esigenza di investimenti è prioritaria.

Indipendentemente dal raggiungimento del traguardo del milione di firme necessarie per l'ICE, è chiaro che la campagna ND4E dovrà proseguire oltre il 7 marzo 2015 con altri mezzi, che dovremo definire. Dovremo convincere Juncker che la TTF è la via maestra per finanziare il suo piano con nuove risorse proprie e per progredire nella direzione di un bilancio federale, il quale non potrà prendere corpo che tra i paesi dell'eurozona. Continueremo la campagna ND4E dentro il PE (rafforzando la rete di parlamentari) e fuori con l'azione dei comitati a livello locale, nazionale ed europeo. Quanto più ampio sarà lo schieramento delle forze che sostengono ND4E (organizzazioni federaliste, sindacati, movimenti della società civile, sindaci, personalità della cultura ecc.), tanto più efficace sarà la pressione che potremo esercitare sulla classe politica per realizzare i nostri obiettivi a breve e a lungo termine. La possibilità di ottenere la convocazione di una Convenzione costituente per la revisione del Trattato di Lisbona maturerà verosimilmente nel 2017 in concomitanza con la richiesta britannica e olandese di rimpatriare alcuni dei poteri ceduti all'UE e dell'annunciato referendum britannico sull'appartenenza del Regno Unito all'UE. La Convenzione sarà chiamata affrontare insieme due problemi: a) come progredire verso l'unione fiscale, economica e politica tra chi è disponibile b) ridefinire le relazioni tra l'UE e gli Stati che vogliono progredire verso una “Unione più stretta”. Per quanto riguarda la nostra strategia, si delinea così una scelta basata sulla identificazione di due tempi: l'obiettivo del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile e l'occupazione alimentato dalla TTF, inteso come l'innesco di un processo che dovrà portare al bilancio federale nell'ambito dell'eurozona e alla decisione di convocare una Convenzione per la revisione del Trattato di Lisbona. 

* testo dell'intervento in occasione del Comitato italiano per l'Iniziativa dei cittadini europei "New Deal for Europe" che si riunirà presso la sede della CGIL a Roma, Corso d'Italia, 25 il prossimo 18 novembre alle ore 14

 

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